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Blogger: inquiline
Nome: inquilina g, inquilina p, inquilina pp e gal
Zulawskiego è un condominio del quartiere NowyKleparz di Cracovia che le osserva e le descrive. Inquiline sono g, la grande, p, la piccola primafiglia di quasi cinque anni, pp, la piccolapiccola secondafiglia di tre anni e poi c'è GAL, il babbo.

31-145 Krakòw




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mercoledì, 21 maggio 2008

Mam pytanie
G riceve un bel pacco dall'Italia, dentro c'è un megatomo di novecento pagine di saggi, traduzioni, articoli e varie umanità polonesi. Lo sguardo le si perde nel vuoto all'idea di sfogliarselo e lasciarsi prendere dalle idee e dai pensieri di varie future scritture. Nel momento in cui le mani afferrano il bustone incontra lo sguardo di quattro piccoli e demoniaci ghigni del papa romano, quello che sembra un vampiro.

-Eh! Ma che belli i francobolli! la riporta alla realtà la giovane e gentile signorina di là dal vetro che le fa firmare l'avviso di ricezione.

G firma ed esce. Imbocca la porta d'uscita con un pensiero stretto tra le labbra: "Ma lei, giovane e gentile signorina polacca, sta scherzando, lei?" e senza risposta raggiunge l'auto parcheggiata, vedendo da fuori le due scimmie dentro che saltano di seggiolino in seggiolino.

Postato da: inquiline alle 19:20 | link | commenti (1) | commenti (1) pop up


venerdì, 16 maggio 2008

Leopardi e colori
La femminilità di g può tranquillamente essere definita in uno spettro di giudizio che varia tra il "traballante" e il "mozzicato". Non sa truccarsi, nemmeno uno straccio d'ombra di rossetto, nemmeno una giratina di punta di matita e tantomeno unghie e palpebre colorate. Un tempo se ne faceva anche un vanto, povera stellina. Da un po' di tempo incontra amiche, saranno i colori grigioperla di questa Polonia scura, che invece per due labbra rosse rosse hanno tutta un'altra luce negli occhi.
In quanto ad eleganza non se la cava meglio, se proprio vuol vestirsi benino finisce per uscire di casa come un gufo di notte, pantaloni neri maglia nera e giacca nera, che poi i capelli già sono bui come le notti nel deserto. L'unico vezzo femmineo di colore lo dedica ad un paio di vestiti, di Missoni.
L'uno le abita nei guardaroba da una decina d'anni, è nero, oddài!, ma si vezzeggia di rigoline colorate che squittiscono sonomissoni sonomissoni, come fanno i mobili di plastica di Ikea che squittiscono i loro nomi del nord; è bello, bellissimo e il fatto di avere quasi trentanni gli dona anche quell'alone retrò che male non fa mai, per non tacere la memoria di maman che se lo comprò nei primi anni settanta durante una vacanza in Sardegna, e quindi il sole, il mare e la serenità.
L'altro è molto più colorato, ed è un regalo che fu per la nonna di g al suo settantesimo genetliaco, dopo esser stato strinto e risistemato la trasforma sempre in una donnina di mezza età che gioca a carte con le amiche vedove.

Da domani g potrà sfoggiare anche un suo suo suo vestito di Missoni, con tanto di sottoveste arancione e anello tra le cioccie che fa tanto costazzurra '65. Una roba che stasera che le è arrivato g si sarebbe rintanata nel bagno del ristorante per provarselo. E si è commossa, e si è sentita un calcio nel sedere per diventare un pochino più donna.

E già che c'era, per non gridare al fallimento dei tacchi, ma nemmeno passare giugno con una caviglia ingessata per frattura scomposta seguita a passeggiata scomponibile, si è accattata degli zoccoli olandesi con suola di legno e semitacco zeppato.

-E?
-E vabbè, dai, che sono leopardati si vede...


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martedì, 13 maggio 2008

Zingari e mamme

"C'est la vie qui éclate dans toute sa splendeur"

Quando g era piccola la sua maman se la portava sempre a teatro con sé. Sempre. Tanto g era una specie di fagotto silenzioso, se era stanca dormiva e se non era stanca guardava. Dormire dormiva ovunque, in macchina, nelle hall, sulle sedie di legno e nei camerini, semplicemente chiudeva gli occhi, univa le mani, se le metteva sotto una delle due guance e si abbandonava alle braccia di Morfeo. Guardare guardava tutto, gli arredi, le facce delle persone, i vestiti dei camerini e si spaventava anche un po' di quei ceroni di colore che vedeva loro sul viso, ma poi uscivano profumati di crema buona, andavano tutti al ristorante e g mangiava quel che voleva. Ed erano sempre persone adorabili che con i bambini perdevano tempo, si intrattenevano, raccontavano storie e cantavano canzoni. Forse per questo g, molti anni dopo, quando era ormai grande, sempre che a ventanni ci si possa definir grandi, si innamorò di quel valdarnese pelato e lo fece la sua grande anima, forse perché vide in lui quello stesso atteggiamento con i bambini, roba che lei si paralizza invece e quando parla con un bambino recita una parte che le si scolla di dosso, ma vabbè.  Le due donne andavano in giro, sempre insieme, sempre complici, sempre dolci. Hai fame, mangiamo, hai sonno, dormiamo: non c'erano orari, non c'erano luoghi e non c'erano costrizioni, soltanto una vita insieme.
Quando g aveva dodici tredici anni andarono a vedere Zingarò. Era uno spettacolo di teatro ma era nel tendone di un circo, era uno spettacolo di teatro ma distribuivano un liquore caldo che sapeva di est, erano attori, ma anche acrobati e poeti e scendevano da cavallo per suonare il violino. L'esperienza che g aveva del teatro si sbriciolò, non c'erano più né le pareti, né le sedie, né i luoghi del movimento conosciuto. Niente andava in scena, nessuno ascoltava un testo, nessuno si distraeva perché tutto accadeva, come la vita che si srotola di minuto in minuto, e quando sei bravo ad aprire il cuore riesci a vedere che il mondo non esiste ma accade. E non c'è pensiero al di là della vita.
I cavalli, il fumo, gli odori, il sapore di quel liquore che g non beveva ma che ubriacava la sua mamma, gli sguardi di chi intorno a lei riusciva ad aprire il cuore per far sì che quel mondo potesse accadere anche per loro e le mani della mamma che la tenevano stretta e le comunicavano il pensiero felice di esser lì, in quel caos di musica zingara che stordiva l'aria.

A Berlino g tiene in cucina il manifesto di quello spettacolo, dentro una cornicina di legno. E domani, per festeggiare il suo compleanno, andrà a veder di nuovo quello spettacolo, a Poznan, dopo sei ore di treno.
Dopo diversi anni i ruoli sono cambiati, adesso lei è la mamma, non si lascerà ubriacare da un bicchiere di grzaniec, ma terrà strette le sue due bambole e le guarderà come la sua mamma guardava lei.

E sarà un bel giorno.




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compleanno
domenica, 11 maggio 2008

Il compleanno di un paese normale
-Sai Zuly, penso sinceramente che sia un fatto importante trattare Israele come un paese normale. Insomma, finalmente. Finalmente una fiera del libro di un paese qualunque viene dedicata ad un altro paese qualunque che compie sessant'anni. Come diceva Dayan? Ad Israele serviranno le puttane e i ladri per diventare un paese normale, no? Be' nel frattempo sono usciti fuori anche gran libri, ché a poter leggere la lingua di Appelfeld e di Meir Shalev si passerebbero momenti di lucido piacere.

ps G condivide il genetliaco non soltanto con la nascita dello staterello finalmente normale di Eretz, ma anche con la non proprio normale Gazeta polacca. Eretz ne fa 60, g 30 e la Wyborcza, che è più giovinetta, 19.





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domenica, 11 maggio 2008

Errori, gioie e normalità
Sta al tavolo, scribacchia, leggiucchia e il sole polacco entra dalla finestra e le scalda la quercia dell'est. Il pensiero che quei vetri cominciano ad esser grigiastri e sarebbe meglio farli viene spolverato via dal vecchio Fango, che dorme sotto il tavolo e in un momento di abbandono appoggia la testa sul piede ciondolone delle gambe accavallate di g, e sospira.

Poche cose al mondo sono più intimamente toccanti, soprattutto quando il cane è vecchio, ha vissuto con quella lei ciondolona per 13 anni, in vari luoghi e in varie case, abituandosi a facce nuove e a vari viaggi, adesso vede poco e sente quasi nulla, gli fanno male le gambe e ha sempre sonno. E poi si guardano, non si dicono nulla ma vedono il film della loro vita insieme, tra errori, gioie e normalità.


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cani splendidi
sabato, 10 maggio 2008

Testi
In Anime salve De André canta cose del genere,
"E per tutti il dolore degli altri è dolore a metà,
si accontenta di cause leggere la guerra del cuore.
(...) Che dev'esserci un modo di vivere senza dolore
una corsa degli occhi negli occhi a scoprire che invece
è soltanto un riposo del vento, un odiare a metà"

Un po' prima cantava cose simili,
"Come ti senti amico, amico fragile,
se vuoi potrò occuparmi un'ora al mese di te.
Lo sa che io ho perduto due figli
Signora lei è una donna piuttosto distratta."


Insomma, come dire, vogliamo aprirci alla musica tedesca? Sarà meglio?

Postato da: inquiline alle 11:32 | link | commenti | commenti pop up


sabato, 10 maggio 2008

Pinoli e cetrioli
E' un bel sabato di sole polacco, i pavimenti sono lindi e puliti, le nanuncole sono tutte rosa e fiorellinate e maman ha in mente una torta della nonna reale. Si troveranno i pinoli in questo paese di cetrioli?

Postato da: inquiline alle 11:22 | link | commenti (3) | commenti (3) pop up


venerdì, 09 maggio 2008

Berlinische welt
Ne parla meno di quante ne vorrebbe e le parla pure assai peggio di come sarebbe bello parlarle, però insomma, qualche lingua g la mastica. E poi con l'inglese, sarà pure lontano dalle mete dell'oceano di Conrad, sicché si va a piedi, vero, ma si va ovunque.
Per comprendere i dati e le richieste del comune berlinese in merito ai documenti per l'asilo delle nanette g ha buttato un occhio sulle altre lingue proposte, al di là del tedesco:
arabisch, serbokroatisch, franzosisch, vietnamitesisch, turkisch, spanisch e russisch.

Sono troppo oltre; il che è anche un casino, ma forse basta fare una bella corsa e ci arrivano anche loro, con il loro confuso welt inquilino.


Postato da: inquiline alle 10:34 | link | commenti | commenti pop up


mercoledì, 07 maggio 2008

Passi di danza sugli scogli
Una mamma vera che cammina sui tacchi, ha i capelli lunghi e si trucca conta tra le proprie carte anche ben altro: il ballo. E g, nonostante i tacchi per adesso li veda da lontano, nonostante abbia ancora i capelli corti che ricordano un fungo appassito e per quanto nemmeno uno straccio di rossetto riesca a darsi, insomma, g fa del suo meglio. E sgambetta, sgambetta, sgambetta, che parlar di ballo insomma... ci vorrebbe una bugia.
Sulla scissosa strada berlinese c'è un Bregovic che segna il passo ai vari Bach e Handel e Carusi e Callàsse, dalle finestre inquiline scappano le balalaike. Anche se gli zingari registrati sono come la panna cotta parmalat, quindi, bando all'est europa e largo ai Beach Boys, che è quasi estate e le gambe sono già nude da ieri.

-Zuly, che fatica però.
-Fatti una sorsata d'acqua g, e ributtati nella mischia!
-Ma Zuly! E' una mischia di cuscini!???
-No, sono scogli, e quello sotto è il mare, non le hai sentite?


Postato da: inquiline alle 20:57 | link | commenti (9) | commenti (9) pop up


martedì, 06 maggio 2008

Idillio berlinese
L'idillio berlinese fra le tre inquiline e il cane biondo prosegue all'insegna della condivisione del cibo, degli sguardi e delle passeggiate. Lui è sempre presente e sempre disponibile. Le nanette mangiano il gelato e quando passa loro la voglia lui è pronto a finirlo. La mamma li trascina tutti in maratone interminabili e quando le due cominciano a lamentarsi lui si unisce al coro sdraiandosi per terra, ovunque sia. Soltanto sugli acquisti di scarpe o di frutta lui si estranea e rimane fuori, sta seduto accanto al passeggino e tiene d'occhio le sue donne puntando la porta dove sono entrate; ché in realtà ci vede pochissimo e ha perso quasi completamente l'udito, quindi va sulla fiducia del cuore. E loro escono in fretta perché sanno che il biondo è lì e che le accoglie con un sorriso appena le vede uscire.
E il cielo è ancora blu, sempre più blu.
 

Postato da: inquiline alle 16:37 | link | commenti | commenti pop up


lunedì, 05 maggio 2008

Tranquillo lunedì berlinese
E se un asilo non c'è lo si troverà. E se sono le undici passate e non siamo ancora usciti di casa ora si esce, si fan due passi e qualche domanda e magari si trova anche l'asilo.
Sulla strada vecchia Berlino-1890 le tre sgallettate hanno prima buttato via il vetro, dividendo le bottiglie grun da quelle vàisse, poi hanno proseguito di asilo in asilo. Mamma, ci porti al parchino? Eddài, dobbiamo fare un sacco di cose se poi le facciamo si va. P, ovvìa, l'asilo è più importante del parchino. La situazione era sull'orlo dello sconforto, ma nelle situazioni difficili basta far due risate che tutto si aggiusta.
Le due sculettano canticchiando tutte felici nei loro vestiti primaverili, mentre maman elenca tra sé e sé le questioni:

-Fango non ha un guinzaglio, ma sta legato al mio dito con un cordino di babbo gal di una delle fiche manifestazioni di design alle quali viene invitato, e tra un po' o mi stacca il dito o si stacca lui il collo.
-Le nane sono senza asilo e non è una cosa piacevole.
-Sono senza una lira, urge un bancomat.

Trovato l'asilo sono andate al geldautomat della posta e uscendo Fango ha infilato il muso in un locale che aveva l'aria di un alimentari, e lo era, ma per cani. Le tre ragazze sono uscite orgogliose del loro bel cane biondo con un nuovo guinzaglio verde, mentre lui era un po' avvilito di aver lasciato là quelle cosce di vitella rosse e quelle salsicce di bestiame vario, ma poi si è mangiato tutti gli spaghetti di riso col pollo della nanetta grande e s'è fatto orgoglioso pure lui.
Rientrando a casa le giovincelle hanno calzato pure nuove scarpe, verde erba di vernice con un fiocchettino da Pollyanna sul lato e tutte profilate di bianco per la smorfiosa p, bianche candide con una rosellina rossa e una fogliolina verde applicata per la sorella che, nonostante l'anima punk le scappi fuori da ogni dove, sembra una bambolina nobile che esce da un dwor polacco per andare a cogliere le margherite nel parco e mettersele tra i capelli.

E sopra le loro teste uno splendido cielo blu, del blu di Berlino.

Postato da: inquiline alle 17:20 | link | commenti (7) | commenti (7) pop up


lunedì, 05 maggio 2008

Invidie
Dice che i posti per l'asilo da settembre 2008 li assegnano a gennaio 2008, sette mesi prima. Pare che per assicurarsi una seggiolina ad un banchino di prima elementare si debba fare domanda a novembre dell'anno precedente, undici mesi prima.
Ora, se g fosse in grado di prevedere con tale anticipo quello che le succede nella vita forse, come dire, non sarebbe lei.

Le inquilins non hanno asilo e g indossa i jeans di ieri, puzzolenti del vomito di pp, perché in camera sua dove ci sono i suoi tre vestiti dormono beati una coppia di amici innamorati. Mica vorremo svegliare tanta poesia?
Sono insieme, sono innamorati e dormono finché vogliono. G invece puzza, gestisce due ragazzine scalmanate e felici del sole che le scappano in cortile gridando per le scale, un cane vecchio che non vuole più uscire di casa e ha lo sguardo languido, un asilo che non si trova che pare sia oro e una casa sommersa di cenci, di panni e di polvere. E non si è nemmeno fatta un caffè.

-Forse li avveleno, Zuly
-G!!!


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venerdì, 02 maggio 2008

Profumi e trucchi
Il percorso che intende portare g sulla strada della femminilità è fortemente spalleggiato dalle sue due figliolucce. L'una, la grande regista, la costringe a truccarsi, l'altra, la piccola punk, a farsi crescere i capelli.
E g soccombe.

Sala inquilina, ore 20
P gioca con il profumo della mamma, unico vezzo femmineo di quel carciofo zingaro d'una donna.

-Mamma! Questo volevo dare al mio kwiat!
Giorni fa la piccola nanetta voleva spruzzare del profumo vero su un fiore finto, così pachnie! E la mamma le ha rifilato prontamente un profumo fatto a supposta galattica tutto viola e soporifero, cosa che ha fatto piangere di rabbia la giovane Coco Chanel. Ma non si discute: in casa c'è solo quello.
-Ma sei matta!!!! Questo è Mitsouko di Guerlain! A parte il fatto che costa uno sproposito, ma non si trova da nessuna parte! Devo andare fino a Varsavia sulla Chmielna per trovarlo! Era il profumo che usava la mia nonna, è il profumo più buono del mondo! E te me lo vuoi spruzzare su un fiore di stoffa?

Quando si tratta del suo Mitsouko di Guerlain g si scalda velocemente.
Al che la giovinetta, che ha la mente sopraffina tipica delle figlie femmine di mamme imbranate, ci pensa su.
Silenzio.

-Mamma. Ma perché dici che non ti trucchi mai? Invece poi usi il profumo, anche il profumo è un trucco, no?

E la mamma si zittì.

Postato da: inquiline alle 20:28 | link | commenti (4) | commenti (4) pop up


venerdì, 02 maggio 2008

Obiettivo tre: fallito.
Sulla soglia dei trentanni ci sono cose che g si è promessa di fare.
Farsi crescere i capelli, anche se ogni volta che vede una donna con i capelli cortissimi la sente sorella.
Indossare qualche vestito in più, tipo arrivare almeno a contare due giorni al mese di gonna, nonostante trovare delle belle gonne sia un'impresa secondo lei irrealizzabile.
Imparare a camminare coi tacchi, anche se ogni volta che vede una donna che cammina coi tacchi la studia con lo stesso sguardo che riservava a Florence Griffith quando faceva atletica, lei, l'antifemmina g.

-Buongiorno, la posso aiutare?
-Ma, forse... sto cercando delle scarpe coi tacchi alti...
-Ah, guardi che belli questi!


Lo sguardo della gentile commessa s'illumina davanti a dei sandali pieni di strass. La fronte di g s'imperla immanentemente di sudore e, per non svenire, cerca di aggrapparsi alla fede nell'antigravità di piena metafisica, perché le sembra che essa sola possa far sì che un corpo di culo di carne di ciccia e di diversi chili possa rimanere in piedi sorretto da quegli avanzi d'uno spiedo.

-No! No! Io sto cercando dei tacchi da principiante!!

La commessa si è spenta, è tornata alle sue cose e si è immediatamente dimenticata di g.

Postato da: inquiline alle 20:18 | link | commenti (2) | commenti (2) pop up


venerdì, 02 maggio 2008

Pomeriggio inquilino
Le ragazzine colorate sono tornate da scuola per andare a casa della vicina e snobbare così la mamma. I cani si sono svegliati, stirati le stanchezze e nella via della cucina si sono fregati una torta fresca fresca e se la sono ingoiati in fretta, prima che qualcuno se ne accorgesse e hanno così bluffato la mamma.
Alla mamma snobbata e bluffata non resta che leggersi un numero dell'ottobre 1968 di una rivista cattolica polacca acquisita da poco, con titoli del tipo "In prossimità dell'indipendenza", o "I destini delle piccole cittadine", oppure ancora "Ci sono oggi in Polonia i fideisti?".

La mamma fu snobbata, fu bluffata e poi accadde che si addormentò.

Postato da: inquiline alle 17:38 | link | commenti (2) | commenti (2) pop up


giovedì, 01 maggio 2008

Vacanze al carbòn
Quando erano piccoli andavano sempre al mare in Sardegna. I ricordi di g sono mescolati come le carte, qua e là saltano fuori i pianti e le grida perché la mamma sua le aveva fatto tagliare i capelli corti corti, per la verità erano della stessa lunghezza che g ha poi portato per tutta la vita come un gesto di stile (in via di smantellamento, invero), vede ancora la mamma sua che le ripeteva con le labbra dolci ma non convincenti "ma dai, sono bellissimi, stai benissimo". Oppure il babbo di g, che ogni volta che chiudeva lo sportello della gloriosa 128 coupé rossa incontrava lo sguardo della figlioletta ottonovenne allarmata e un po' paonazza per aver lasciato le falangi nello stipite. La conversazione di solito si svolgeva così
-io scendo un secondo te aspettami in macchina perentorieggiava il genitore
-no, vengo con te ribatteva la nana-g
-no, aspettami in macchina che arrivo subito riperentorieggiava l'adulto, scandendo le parole per dare un tono di precisae definitiva serietà
-... taceva la teppista in via di fuga,
la piccola g taceva infatti giusto il tempo di lasciare che il padre uscisse, per svicolare fuori dal sedile posteriore e, per uscire da quell'auto che era una tazzina da caffè di metallo, si aggrappava al lato della macchina con la mano, e ci lasciava le falangi. E lui, il babbo, si arrabbiava.

Quando si sbanda come una pennetta di piuma nel vento fa bene aggrapparsi agli sguardi dell'infanzia, per un paio di giorni g ha pensato al blu del mare di quando era bambina, poi è tornata a casa e ha scoperto che il fratello suo grande ce la porta, la porta a veder quel mare lì, lui le nipoti e la cugina. E tutti faranno il bagno insieme, senza macchine e senza parrucchieri, ma con tanti occhi di bambini.

-Zuly? Te impara la canzone nel frattempo che ti ritorno così, nera come il carbòn!



Postato da: inquiline alle 18:22 | link | commenti (2) | commenti (2) pop up


giovedì, 01 maggio 2008

Aria di Germania
Lunedì mattina g sarà con le pargole e con i due cani maschi a fare il giro degli asili di Berlino. Un po' come quando il Dottor Terminus arriva a Passamaquoddy con il carrozzone di legno senza freni che si schianta nella piazza del paese...
Gli occhi neri di g si spalancheranno mentre dovrà compilare spazi vuoti in risposta di "Worauf legt Ihr besonderen Wert?" Italianamente tradotto con "Che cosa vi sta più a cuore nell'educazione di vostro figlio?".
Gulp.
Quattro righe.

-Zuly? Oicché ci scrivo? Che vengan su meno sgangherate della mamma?


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venerdì, 25 aprile 2008

La nazioncina di g
In questi lunghi e noiosissimi momenti di smarrito sconforto ci sono cosucce che a g fanno bene. In realtà se soltanto fosse in grado di capire che cosa effettivamente le fa bene già lo smarrimento salirebbe su un tram e se ne farebbe un giro altrove, ma tant'è. Tanto più un odore, un suono o un sapore le riporta la sua splendida maman qunto più lei sorride; da quando un vecchio disco di Battiato le suona vicino g è ritornata otto novenne, coi capelli spettinati e i vestiti raccattati, in macchina, su una volvo familiare verdina, accanto alla sua mamma che cantava sorridendo con le mani magre e ossute sul volante. Andavano dal dentista, a teatro o a trovare le amiche della mamma e lei cantava frasi spagnole e si soffermava su certi versi, facendone notare le rime o le immagini alla figlia, esattamente come fa g con la piccola cinquenne che però poi storce un po' il naso sulle prostitute libiche, anche se è poi bellissimo perdersi in questo incantesimo, ooooo.

Quel disco però aprì alla piccola g decine di mondi. Come linguisticamente l'est è entrato a far parte di un dialogo, Radio Tirana, i danzatori bulgari o la prospettiva Nevskij, che una strada potesse chiamarsi prospettiva lo ha scoperto da una canzone di Battiato, così come che un uomo si potesse innamorare di un uomo.

-Ma mamma, come il suo impresario si innamorò di lui?
-Sì amore, erano omosessuali e si amavano tra uomini, come tra donne.
-Ah.


E poi l'est quello ancora più a est, con i dervisci. E poi l'amore, che è un incantesimo nel quale è bellissimo perdersi. E le zingare del deserto che ballano, o le balinesi nei giorni di festa. E la mamma di g sorrideva immaginandosi forse ballare, forse pensava di stare a piedi nudi con una gonna lunga e girare girare fino a perdere il fiato.

Questa mattina sul tram g leggeva un bell'articolo dove Michink dialoga con Kolakowski sulla memoria e su Bergson, sulla memoria condivisa ch'essa sola crea la nazione.
Se sapesse disegnare g questa mattina disegnerebbe una nazioncina piccola piccola, uno spazio recintato da fiori e da piante di limone, un luogo silenzioso fatto dalle memorie della sua mamma e darebbe il passaporto d'onore alle sue bimbe e a chiunque volesse sedersi in questa nazioncina e parlare di lei. E ci sarebbe anche un tavolino, con la torta di riso e le pesche col vino bianco perché quel che più forte e più bello g ha preso dalla sua mamma è il piacere dell'accoglienza, la ricchezza vera che si trae dall'ospitare.

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giovedì, 24 aprile 2008

Fiori di tolleranza
A Cracovia splende il sole, gli alberi si riposano dopo aver fiorito tutte le loro fioribilità e un vecchio Battiato canta a piena voce. "Mio padre si pettinava... l'odore di brillantina s'impossessava di me... ". Se riuscissimo a vivere un po' più all'interno, senza guardare gli altri, ma sentendoli, e accogliendoli come parte di noi e riconoscendo loro lo spazio che occupano nel nostro fegato, nel nostro stomaco, parlare con loro chiudendo la bocca, e riaprirla per non smettere mai di riconoscere loro quello spazio.

Su Zulawskiego ci si scalda la voce per ben altro! To-Le-Rancja! To-Le-Rancja! Le ragazzine cominciano a capirne il significato e non vedono l'ora di travestirsi da fiorelline per scandirlo. Lo scorso anno erano le sole bambine, g sta cercando di invitare tutte le persone che conosce con bambini, ma nessuno per adesso verrà.

Sabato, ore 12.00 Marcia della Tolleranza, che parlare di orgoglio gay in Polonia è come parlar d'amore con chi non lo conosce.

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giovedì, 24 aprile 2008

Bleah!
Avere una figlioluccia mostro ha numerosi vantaggi. Per esempio la scorsa sera mamma g era in mezzo a loro due nel lettone grande, le teneva abbracciate a sé strette strette e loro due le stavano aggomitolate sulle spalle. Poi la mamma, davanti a quel paradiso di gioia familiare non condivisibile, ha cominciato il suo scivolare e si è messa a piangere disperata, lì, nel silenzio di quella stanza, con le sue due fortune vicine.Il soffitto le crollava sullo stomaco e avrebbe voluto ingoiare il piumone per riempirsi il cuore, per tamponare quel vuoto. Piangeva piangeva che non smetteva più, e non avrebbe voluto fare questa cosa vicino a loro quindi stava zitta zitta e ingoiava i singhiozzi e tutto il fluire di lacrime le scendeva ai lati del viso.
E poi si è messa a ridere.
Poi. Quando la nanuncola punk ha sculettato un po', si è messa a sedere, ha in quel silenzio emesso un sonoro Bleah! per tutto quel noioso umidiccio e si è girata dall'altra parte, sul cuscino asciutto.
 
Ed è rientrato un po' di equilibrio.

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lunedì, 21 aprile 2008

DO PTAKA

Mówię do ptaka
muszę lecieć.

Ptak macha do mnie
instrukcją obsługi.

Ewa Lipska, drzazga, WL 2006

Questa sera le nanette le porteranno un fiore e un disegno, dopo aver visto i suoi quadri. Che condividere con quelle due testoline quel che in questo paese è bello è come innaffiare d'acqua fresca di montagna due piantine di fiori colorati. E la poesia di Ewa Lipska è assai bella.


Postato da: inquiline alle 15:42 | link | commenti (5) | commenti (5) pop up


lunedì, 21 aprile 2008

Affetto
Se qualcuno ha un luogo nella nostra vita molti sono i modi per entrare in contatto con lui. Una telefonata, una mail, una visita. Sapere che qualcuno di intimo ti fa partecipe del suo tempo, pensa a te, pensa a fare qualcosa per te, pensa a come dirti qualcosa, si muove in qualche luogo che tu neanche conosci pur portandoti con lui attraverso la leggerezza del pensiero di te. Capita che siano pensieri inespressi, e allora rimaniamo sulla punta della sua lingua mentre pensa a noi e dialoga con un noi sorridente e silenzioso, oppure ci condivide parlando di noi con chi occasionalmente entra in quel suo momentaneo presente "sto cercando qualcosa per una mia amica". Riuscire ad amare è una caratteristica delle persone speciali, avere bei pensieri per gli altri e trovare il tempo e il modo per far sì che la persona amata riesca a godersi questo dono è un qualcosa che secca le parole nella sua bocca e le fa sorridere tutto il viso.

G sta guardando due quadri che ha ricevuto dalla cerbiatta ungherese, in uno c'è un viso di donna, nell'altro una bambina che sorride. E poi altre foto di antica vita ungherese. Judit le ha cercate per l'amica e le ha trovate pian piano, le ha cercate a lungo, informandosi tra amici e parenti.

Dicono che l'affetto non si possa misurare o prendere in mano. Non è vero, lo si può fare, pensa g pulendo il vetro dei due quadretti e accarezzando con lo sguardo il viso dell'amica.

Grazie,

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regali, amica judit
giovedì, 17 aprile 2008

Superschwester
-P!
-Che!
-Come si dice sorella in tedesco!???
-Schester
-no!!!
-Di Schester
-Nemmeno! Ma meglio.
-Die Schwester
-Ecco. E la frase?
-Das ist meine Schwester.
-Brava amore, che qui è un corso di sopravvivenza, tu devi imparare a difendere quel mostro di sorella che hai.

Durante la conversazione tra il generale e il soldatino sullo sfondo c'è un koala rosa che si è tolto le scarpe, i calzini e si sta spulciando tra le dita dei piedi per poi scaccolarsi guardandosi le dita e dicendo mmm, bbuono!.
La scena si svolge sul tavolo di casa di un'amica di g, invero sbigottita.

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giovedì, 17 aprile 2008

Draghi
Che qualcuno russa sonoramente in polonese si dice "come un drago". Non male, in effetti Fango russa come un drago. Cantuccini nel forno di Zulawskiego e pizza a lievitare sul tavolo visto che questa sera una ciurma di zie interverrà per cena.

-Ma le elezioni?
-Elezioni? Quali elezioni, Zuly?
-giiii...
-Zuly, io ormai compro solo libri di poesia, e moltiplico le lingue. Se trasferirmi o meno in un paese lo decido in base alla lingua, meno la conosco e più mi incuriosisce. Poi certo, tra non molto le inquilins mi lanceranno le valigie sui denti, ma per ora sopportano.



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martedì, 15 aprile 2008

Pan di Spagna
A Cracovia c'è il sole, è caldo e la verdura del mercatino si appassisce e si addormenta. Le inquilins crescono, anche loro, come fiorellini sotto il sole. G si è tagliata i capelli, sembra un fungo tra i fiorellini e per ovviare la cosa ha in programma una gran torta nel pomeriggio; perché lo chiameranno poi Pan di Spagna... Che almeno richiami la zia perduta nel nord della Polandia con una òla di crema.

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martedì, 08 aprile 2008

Regali spaesanti
-Ma che cosa vorresti di regalo per il tuo compleanno?
Le chiede la mamma appena si sveglia, in un letto non suo di una casa di amici, in un paese lontano da quello in cui è nata e in una lingua non condivisa che da un paio di persone che le ruotano intorno. La madre dello spaesamento le sta chiedendo che cosa vorrebbe di regalo per ricordare un giorno di crescita.
-mmmmm..... ma non una Barbie, perché le Barbie non ti piacciono, vero?
-Ma amoremio! Ma a te piacciono?
-sì.
sussurra lei più con gli occhi che con la voce.

La Barbie le è arrivata e lei, piccola gomitolina tutta occhi, ha reagito con un Madonna! in grassetto e pure underscored.

-Ma cos'è questa? Ha poi chiesto, perché che fosse davvero la bambolina del desiderio negato fino in fondo non ci credeva. Invece lo era, e che ci giochi finché vuole pettinandole i capelli e facendole conoscere tutte le altre robe di plastica di casa.

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giovedì, 03 aprile 2008

Cinque anni
Grandi situazioni festiferocreanti su Zulawskiego, la piccola bambolina sta per compiere cinque anni e sabato avrà una gran festa, con regali, dolci, salamini e cotillon.


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venerdì, 28 marzo 2008

Libretto d'istruzioni
La mamma è il libretto d'istruzioni.
Quando qualcosa non funziona, quando qualcosa si muove ma non si capisce bene né come né perché, quando qualcosa cambia improvvisamente colore e niente intorno ne spiega il motivo, quando qualcosa si rompe pur stando fermo dov'era e in molti altri "quando" che denotano un'incomprensione. Sono i momenti della mamma, sono i quando nei quali gli occhi si fanno interrogativi e le mani corrono a sfogliare quel manualetto. Spesso lo si esprime nell'alzare la cornetta del telefono per una parola, oppure se le si vive vicino basta parcheggiare sotto casa sua, entrare in quella nostra ex casa e parlare con lei in cucina mangiucchiando qualcosa, magari le stesse cose che non ci sono mai piaciute ma che nella distanza diventano intimità e assumono tutt'altro gusto. Ci sono mamme che nemmeno dicono granché perché la solo loro presenza restituisce quell'equilibrio emotivo che rende capaci di tornare alle nostre incomprensioni, ai nostri nodi di figli in attesa di capire e semplicemente scioglierli. Un paio d'ore parlando d'altro, un luogo che calma, una serie di sguardi che rasserenano o un battibecco che distrae.
Spesso le cose hanno movimenti elementari, oppure cambiano colore perché qualcuno ha solo cambiato una luce e prima non lo vedevamo. Possibile? Possibile, ch'io non me ne sia reso conto prima? Sì, è possibile non vedere un interruttore di accensione o rigirarsi tra le mani una macchinina a pile e non trovare lo scompartimento delle pile, è possibile. Anzi, è frequentissimo.

Poi le mamme si perdono, se ne vanno, muoiono. E allora si guarda il telefono, o ci si rigirano le chiavi della macchina in mano, o si rimane con gli occhi sul citofono aspettando che arrivi, che telefoni, che suoni, che compaia perché adesso è davvero troppo che manca. E invece non compare più, perché questa è la morte, un'assenza che non si sana più. E quel gesto di aspettare che il telefono squilli o il citofono suoni dura anni. Anni.
E quella macchinina non funziona e non sappiamo perché, e le pile ce le rigiriamo tra le mani perché proprio non sappiamo dove metterle. E il libretto di istruzioni c'è ancora, ma è un libretto letto e riletto, lo sappiamo a memoria e capita che non aiuti più perché ci sono un sacco di pagine bianche che non ha avuto il tempo di scrivere.

E l'unica certezza è che la presenza che vorremmo non l'avremo. Mai più.

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mamma
giovedì, 20 marzo 2008

Mamma, scimmie e nuore
-Non so, secondo te Zuly c'è un qualche significato simbolico nell'avere due figlie che chiuse dentro lo scompartimento di un treno  si comportano in tutto e per tutto come due scimmie in gabbia? Che si aggrappano con le mani e con i piedi alle griglie portavaligia, che si abbandonano elastiche a cadere sui sedili e poi si scatenano nel saltare tra i sedili di un lato e quelli dell'altro, che si arrampicano sul finestrino e si arrotolano nelle tendine di poliestere e guardano la mamma sdraiata e incredula con lo sguardo che le antiche matrone arabe riservavano alle giovani nuore?
-Com'è Berlino, g?
-Bella Zuly, bellissima. Il cielo è celeste che sembra una tenda e il sole ride e ci guarda, e poi il silenzio... da affogarci dentro camminando sui marciapiedi.


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martedì, 18 marzo 2008

The night before
Mattia è partito felice verso la villeggiatura a casa dell'amica canterina polo-newyorchese di g, starà con lei qualche giorno e poi passerà le festività pasquali su Zulawskiego con una seconda generosa e adorabile cinofila, la ragazza multilingue dagli occhi che brillano, Fango si preoccupa per la sua cuccia matrimoniale vuota per metà, p si è addormentata da sola con una manciata di caramelle in bocca e la sorella si è ammalata, tanto che piccola stellina ha due occhi rossi e due occhiaie nere che sembra truccata per un film dell'orrore.
Il giorno prima della partenza succedono strane cose su dom inquilins. Di costante c'è solo che g non fa la valigia se non all'ultimo secondo, ripetendosi che la valigia è un'abitudine primitiva.

Canetti per maman e Rodari per le ragazze sono le uniche presenze da ricordare; chissà se anche Fango ascolterà le fiabe al telefono, di certo si godrà la visione del Palac Kultury. Speriamo nel sole.

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